Vi posto qui l’esperienza di una ragazza che per la prima volta ha partecipato ad uno dei nostri campi espressione, Selena:
L'esperienza del campo è, per un gruppo salesiano, ma, più largamente, per una qualsiasi comunità, la più nitida e reale occasione di confronto, di prova: si fa la conta delle orme lasciate e ci si sforza di riconoscerne la direzione... Il fine, chiaramente, è quello di correggerla e di proseguire marcando sempre più le tracce che seminiamo, facendo solchi sempre più profondi.
Durante il campo di quest’anno siamo stati accompagnati dalla presenza costante di una guida fervida e luminosa, che non si è risparmiata e che non ci ha negato un attimo, don Edoardo Cutuli.
Le giornate, dal pomeriggio tardo di martedì, quando siamo arrivati, al sabato alle 17:00, momento in cui abbiamo lasciato l'albergo che ci ha ospitati, sono trascorse con un andamento tale da consentirci quasi di "toccare" il tempo: precise, scandite da ritmi veloci e netti, non lasciavano spazio alla vacuità, né tanto meno noia.
Appena svegli, ci si preparava e si scendeva nello spiazzo antistante l'hotel, dove, insieme, si recitavano le lodi. Alle 8:00 si faceva colazione e subito ci si riuniva nella sala comune: don Edoardo ci introduceva l'argomento della giornata. Il tema generale, sul quale s'incentrava il campo, ci veniva proposto giorno per giorno mettendone man mano in evidenza aspetti diversi. Il tema, dapprincipio, ci ha spiazzati: Mosè, figura tanto complessa quanto affascinante; la sua "chiamata", per intenderci, è anche la nostra, una strada similare alla sua è quella che anche noi ci proponiamo di percorrere: una scoperta progressiva di un personalissimo io, e di una successiva metaforica "liberazione" dal proprio "Egitto".
Fatichiamo però ad eseguire già solo il primo comando che Dio diede a Mosè nell'aprire il suo dialogo con lui: "Togliti i sandali dai piedi..", disse. E' così che comincia la frase-emblema, una delle più pregne, sulla quale ci siamo soffermati. E' a questo che, a mio parere, Dio ci ha chiamati durante questo campo: ad un difficile, faticoso, estenuante.. e quanto mai naturale abbandono. E' certo una domanda esigente, la Sua, un nudo, celere e diretto invito a "sentirLo", nella maniera più umana e più divina possibile: cercando il contatto. Toccare a piedi nudi la terra, "...perchè il luogo sul quale tu sei è una terra santa"- sottolinea il Signore, è un modo davvero poco traslato, meravigliosamente poco mediato, di "toccare" Dio. "Mosè allora si velò il viso...", riprende nel versetto successivo (Es 3,6), è il tentativo estremo dell'uomo di celare il volto a qualcosa di troppo grande, di sottrarsi inesorabilmente a Lui per timore di restare nudo e inerme, di mostrarsi uomo, e uomo debole.
Tornando alle attività della giornata, successivamente all'enucleazione del tema e dei punti essenziali da trattare, si dedicava una mezz'ora buona alla visione del film "Mosè" di Young (anch'esso frammentato al pari del tema), ci si suddivideva in gruppi (per fasce d'età, New Life e Life) per riflettere e confrontarsi comunitariamente e, ulteriormente, poi, in sottogruppi, per realizzare dei laboratori in cui mettere in opera una rielaborazione personale di quanto appreso, utilizzando espressioni artistiche di svariato genere (musicale, teatrale, cinematografico, rudimentalmente intesi).
A sera, poi, dopo l'ultimo ritrovo in sala comune per presentare i lavori e chiudere la giornata augurandosi la buonanotte, e dopo piacevoli passeggiate al chiaro di luna alternate a momenti comunitari di festa, ci si ritrovava in camera e, nonostante la legittima stanchezza, che talvolta durante il giorno si faceva acuta e sfociava in attimi di vero cedimento, non ci si sottraeva al chiasso, alla baldoria e ad un'allegria dirompente, ostentata. Nulla era tiepido, e d'altronde cosa mai poteva acquietarsi nel cuore e nelle membra di un giovane? La densità dell'istante singolo era palpabile, fluiva come niente, rompeva gli argini di tutto.
La mattina del venerdì, poi, dopo una scarpinata, abbiamo raggiunto il luogo nel quale cominciare la Penitenziale: la magnifica cornice naturale palesava quel tocco d'Artista che sommessamente viveva: il paesaggio era un miracolo di bellezza. Gli alberi, il cielo, l'erba, ogni cosa in armonia perfetta, in simbiosi con l'altra: l'anima e il vento ballavano la stessa danza.
Un mattino, estasiata dinanzi all'aurora, istintivamente mi fermai a riflettere su una cosa: mi passò per la mente che quello spettacolo si ripeteva ogni giorno, e che puntualmente, ogni giorno, ci svegliamo come se quel fenomeno non ci fosse mai stato, come se il sole non potesse coglierci di sorpresa, come se il sole fosse solo, alto, in cielo, come se non potessimo svegliarci prima dal torpore che ci vince, ed essere noi stessi a svegliare l'aurora.
"Togliti i sandali dai piedi, perchè il luogo sul quale tu sei è una terra santa!" Es 3,5
"Mosè allora si velò il viso perchè aveva paura di guardare verso Dio" Es 3,6
"Ora va'! Io sarò con la tua bocca e ti insegnerò quello che dovrai dire." Es 4,12
"Perdonami, Signore mio, manda chi vuoi mandare!" Es 4,13
Selena
Preghiera di San'Anselmo
"Signore, insegna al mio cuore dove e come cercarTi,
dove e come trovarTi. Che io ti cerchi desiderandoTi
e ti desideri cercandoTi. Che io ti trovi amandoTi e
ti ami cercandoTi."